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Il pediatra recatosi a visitare a domicilio la sua piccola paziente le somministra per il rachitismo una dose errata di 12gtt. di Didrogyl per due volte al dì al posto del Ditrevit.

Il Didrogyil, il cui corretto dosaggio è di 2 gtt al giorno, usato al dosaggio errato per circa 45 gg., ha provocato alla bambina una nefrocalcinosi da iperdosaggio.

Unica copertura assicurativa del pediatra è la Unipol che apre regolarmente il sinistro. La controparte presenta richiesta di risarcimento danni allegando alla richiesta considerazioni strumentali e medico-legali che evidenziano in maniera inequivocabile una nefrocalcinosi escludendo con certezza la presenza di cause congenite o ereditarie.

E’ evidente dalle affermazioni dello stesso pediatra e dal libretto pediatrico il nesso di causalità tra l’erroneo dosaggio del Didrogyl e la comparsa della patologia renale. Per la valutazione di un eventuale danno biologico si rinvia ad una valutazione da effettuarsi in futuro. La perizia della visita medico legale della Unipol evidenzia come si sia configurato un errore medico per i seguenti motivi: errore nella posologia del farmaco; errore nella scelta del farmaco perché quello d’elezione è l’Adisterolo.

La conclusione dunque è che nel comportamento del sanitario vi sono gli estremi della responsabilità professionale per imperizia, imprudenza ed inosservanza delle leggi.

Prematura è la quantificazione del danno biologico. Studi accreditati confermano la presenza non trascurabile di danni renali permanenti. Si evidenzia inoltre il danno esistenziale provocato dallo stress dei continui controlli che si ripercuote sullo stato psicofisico della bambina e dei genitori.

 

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